Un cervese racconta, di Giuseppe Benazzi

17 Aprile 2020 - 31 Maggio 2020

 

 

 

Scrive Giovanna Campana nella quarta di copertina: Questo libro, che potrebbe sembrare una semplice raccolta di ricordi, è qualcosa di più. E' un racconto intriso di malinconia e poesia insieme che, sull'onda della memoria, porta il lettore in un mondo che per certi versi non esiste più, ma che attraverso gli occhi incantati di un fanciullo di pochi anni, riappare intatto e affascinante, prende vita e si anima di persone e situazioni, ambienti e paesaggi, vicende a volte divertenti e piacevoli, a volte tristi e drammatiche. Ed ecco balzare agli occhi la torma di ragazzini vocianti del Cantone del Teatro, liberi e spensierati nei loro giochi e i personaggi che animavano il Centro Storico: il salumiere, i falegnami, il barbiere, don Luis ,“e' surgatin de Dom”, e ancora don Celso, Trucolo, Pirinèn, Milcare, le maestre, le suore del Suffragio, le sorelle Bartoletti e tanti altri. Un caleidoscopio di personaggi indimenticabili per chi li ha conosciuti, affascinanti per chi li ha solo sentiti raccontare.

 

Benazzi  ci porta a scoprire una città che vive il passaggio tra la Cervia anteguerra, ancora con radici ottocentesche, ed una Cervia che, superati i lutti e le rovine del della Seconda Guerra Mondiale, vive i fermenti della “grande trasformazione”  dello sviluppo turistico. Filo conduttore dei racconti  l'amore per Cervia, la famiglia, il lavoro, gli amici, la musica, i momenti di aggregazione sociale e religiosa, lo sport.

La pubblicazione  è curata  da Giovanna Campana, realizzata  dal Gruppo Cultuarale Civiltà Salinara, edita da Risguardi Edizioni di Forlì. Già nelle librerie, sarà in vendita anche a MUSA appena sarà possibile la riapertura.

 

In coperina:

Su una burchiella impegnata per la “rimessa del sale” sono trasportati i bambini di una V elementare della maestra Anna Maria Benazzi, zia dell'autore. Al remo della burchiella c'è il nonno  di Giuseppe, Francesco Benazzi (“Frazchèn ad Cinol) capo cultore del fondo salifero denominato “Salina Crocetta”, non lontano dal “Casello del diavolo”.

 

 

( testo liberamente tratto dal  comunicato stampa  di Renato Lombardi)

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