La nave altomedievale

Nel 1956 durante gli scavi in una cava di sabbia  all’altezza della  statale adriatica circa all’incrocio con via Nulla Baldini venne alla luce il relitto di una nave. Con l’intervento di Carlo Saporetti, appassionato della storia di Cervia e instancabile ricercatore furono recuperati da alcuni sommozzatori  un fiascone in rame due ancore e parte del fasciame della nave.  Il ritrovamento è  estremamente importante perché ci offre parametri per immaginare una linea di costa di molto arretrata rispetto a quella odierna.  A seguito di studi storici  il relitto pare  attribuibile ad un periodo che va dal IV al VI sec. Lo scafo appare verosimilmente a fondo piatto e a fiancate tonde, con forme piene e capaci. Le dimensioni ipotizzabili vanno dai 12 ai 18 metri di lunghezza 3-4 metri di larghezza e 2 metri di altezza nell’area centrale.  La cucitura  delle assi dello scafo pare essere il metodo più arcaico impiegato nel Mediterraneo per le costruzioni navali.
Sulla nave poteva trovarsi una cabina o un focolare coperto da tegole. L’attrezzatura  tipica per una imbarcazione di questo tipo  era costituita da due ancore e un ecoscandaglio di piombo.
Della nave di Cervia restano  il contenitore in rame e  due ancore in ferro conservati nel museo del sale di Cervia
Entrambe le ancore esposte a MUSA dopo un lungo periodo di giacenza,  sono  state restaurate con il contributo economico del Gruppo Culturale Civiltà Salinara e attraverso  il competente lavoro dei  restauratori della ditta IN OPERA di Faenza per quanto riguarda quella esposta  da fine novembre 2013 e dalla ditta Kriterion per quella di dimensioni maggiori esposta da fine  marzo 2016.